"La cultura è un modo di vedere, di percepire, di giudicare,  cioè di valutare e di decidere riguardo a tutto. E' lo stabilirsi di un orizzonte ultimo da cui parte l'attacco della coscienza dell'io alla realtà e che investe ogni cosa che esso trova sul cammino".

Luigi Giussani

Generare tracce nella storia del mondo (1998)

 “. . . Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più elementare. Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio...”

Benedetto XVI

Incontro con il mondo della cultura, 9/9/2008, Collège des Bernardins, Parigi


 

Fondati sul lavoro?

 

FONDATI SUL LAVORO?

Formazione, Lavoro, Futuro per Varese

Con la “Lettera alla città”, consegnata al sindaco nel maggio 2018, la Comunità Cristiana di Varese ha aperto uno spazio di incontro che ha visto successivamente, nel mese di febbraio, nel corso di un altro evento dal titolo “La città è ancora dimora per l’uomo?”, autorevoli relatori confrontarsi sulle prospettive che il mondo occidentale moderno offre al destino dell’uomo.
 

Sulla scia delle riflessioni maturate e dell’interesse nato intorno ai temi proposti, è stato organizzato un convegno, articolato su diverse giornate dal 22 al 26 maggio, dal titolo “Fondati sul lavoro?”. 

È un’occasione di incontro e di dialogo che la Comunità cristiana varesina offre a tutti coloro che sono interessati a confrontarsi su temi come la formazione, l’innovazione, le opportunità per i giovani e le prospettive di sviluppo socioeconomico dell’intera zona. 

Sono in programma incontri martedì 22 maggio, giovedì 24 maggio, venerdì 25 maggio, sabato 26 maggio.

Segnaliamo in particolare l’incontro di apertura, con il prof. Mauro Magatti, dell’Università Cattolica di Milano, martedì 22, alle ore 21, alla Camera di Commercio sul tema “Il senso e il posto del lavoro oggi”.

Per il programma dettagliato si prega di fare riferimento ai file scaricabili più sotto (locandina e volantino). Una sintesi dei lavori è disponibile più sotto (vedere "Dettagli").

Una mostra a carattere multimediale sarà visitabile durante i lavori presso gli spazi della Camera di Commercio in piazza Monte Grappa, che ospiteranno anche gli incontri con i vari relatori. 

Sabato sera, a chiusura della kermesse, è in programma un concerto in Piazza San Vittore con canzoni folk dal mondo. 

L’evento ha l’obiettivo di declinare il tema del lavoro partendo da aspetti concreti come il sostegno alla ricerca del lavoro, le reti di impresa, le tipologie di contratto, la funzione delle Università di riferimento per il territorio. Non mancheranno testimonianze dirette di imprenditori.  Si tratta di recuperare quella vivacità di interessi e proposte che Varese ha sempre avuto con la sua vocazione industriale e commerciale, senza la paura che nasce dai cambiamenti legati alla nuova geografia del lavoro o alle telecomunicazioni ipertecnologiche, che hanno generato nuove coordinate spazio-temporali e nuove realtà organizzative.

 




In memoria di un cardinale varesino

 

 

Si è svolto, nell’anniversario della scomparsa del

Card. Attilio Nicora, il convegno:

IL PASTORE E IL DIPLOMATICO

Il lascito culturale e spirituale del Cardinale Attilio Nicora

Sabato 12 maggio 2018 dalle ore 9 alle 12.30

presso il Salone Estense del Comune di Varese

Via Sacco 3 - Varese

 

“Il nostro caro cardinale Nicora ci ha lasciato improvvisamente all’età di ottant’anni, dopo una vita tutta consacrata al servizio della santa Chiesa, prima come sacerdote a Milano, poi come vescovo a Verona e infine come cardinale qui a Roma, ove dispiegò un lungo e generoso servizio della Sede apostolica. Il suo nome vivrà sempre in benedizione in mezzo a noi!”    (Dall’omelia funebre del Card. Angelo Sodano)

 

Il programma dettagliato della mattinata è disponibile nella locandina (vedere più sotto).

 




Martirio - Testimonianza suprema di verità e di amore

Vi segnaliamo le iniziative del mese di maggio su:

Martiri nel mondo contemporaneo.

Associazioni e movimenti "Insieme per la vita", Decanato di Varese e Centro culturale Massimiliano Kolbe propongono alcune iniziative per aiutarci a riflettere sulla testimonianza dei martiri nel mondo di oggi, in particolare la testimonianza dei più piccoli, dei bambini, dei ragazzi.

Per una descrizione completa delle varie iniziative rimandiamo alla locandina che può essere scaricata più sotto.

Qui ne ricordiamo solo alcune:

Giovedì 10 maggio 2018 ore 21

presso la Cripta della parrocchia SS. Pietro e Paolo di Masnago

Via Petracchi, 15 Varese

Emilio Bonicelli giornalista e scrittore

presenta il libro

Dio sceglie i piccoli

scritto da lui e da S.E. Mons. Camisasca

sul Beato Rolando Rivi,

un seminarista di 13 anni ucciso dai partigiani nel 1945.

Padre Maurizio Balducci

missionario comboniano

parla dei martiri in terra di missione:

Sangue versato, ma non sprecato

Introduce e modera il decano

Don Mauro Barlassina

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Da domenica 13 a sabato 19 maggio 2018

presso il Battistero di S. Giovanni della Basilica di San Vittore

Piazza del Battistero, Varese

 

Mostra sui Martiri

nel mondo contemporaneo

 

Orari da domenica a venerdì 10-12; 15,30-18,30

sabato 10-12;

Inaugurazione con

Mons. Luigi Panighetti, Prevosto di Varese

Domenica 13 maggio ore 11.30

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Lunedì 28 maggio 2018 ore 21

presso la Cripta della chiesa di Sant’Antonio alla Brunella

Via Crispi, 2 Varese

 

Veglia di preghiera per i martiri

  

«I martiri - ha affermato Papa Francesco - sono quelli che portano avanti la Chiesa; sono quelli che sostengono la Chiesa, che l’hanno sostenuta e la sostengono oggi. E oggi ce ne sono più dei primi secoli», anche se «i media non lo dicono perché non fa

notizia: tanti cristiani nel mondo oggi sono beati perché perseguitati, insultati, carcerati». Oggi, ha insistito Francesco, «ce ne sono tanti in carcere, soltanto per portare una croce o per confessare Gesù Cristo: questa è la gloria della Chiesa e il nostro sostegno e anche la nostra umiliazione, noi che abbiamo tutto, tutto sembra facile per noi e se ci manca qualcosa ci lamentiamo». Ma «pensiamo a questi fratelli e sorelle che oggi, in numero più grande dei primi secoli, soffrono il martirio»...




Educare: si può!

Le scuole Manfredini e Liceo Sacro Monte di Varese, insieme al Centro Culturale Massimiliano Kolbe, hanno proposto un incontro dal titolo

 

Educare: si può!

 

con François-Xavier Bellamy

filosofo e insegnante in una scuola di Parigi

Le registrazioni audio e video dell'incontro sono disponibili:

VIDEO

AUDIO

L’incontro si è svolto mercoledì 11 aprile 2018, alle ore 21,

presso l’aula magna della Scuola Mons. E. Manfredini.

François-Xavier Bellamy (Parigi, 1985) completa gli studi secondari a Versailles e si dedica alla filosofia: nel 2005 entra alla Scuola Normale Superiore di Parigi e nel 2008 è promosso al concorso dell’agrégation di filosofia. Dopo essere stato membro di due gabinetti ministeriali, torna a insegnare nei licei, dapprima nella periferia di Parigi e ora nelle classi di preparazione al concorso della Scuola Normale Superiore. Dal 2008 è vicesindaco (indipendente) di Versailles, assessore alle politiche giovanili, all’istruzione e alle politiche del lavoro. Nel 2013 ha fondato a Parigi le Soirées de la Philo, conferenze di filosofia per il grande pubblico. È autore del libro I diseredati ovvero l’urgenza di trasmettere (2014; ed. italiana 2016), che ha venduto oltre 30.000 copie in Francia e che è stato tradotto in inglese, italiano e spagnolo.

 

Ulteriori dettagli nella locandina scaricabile più sotto.

 




Caro amico ti scrivo

 

Vi segnaliamo lo spettacolo di

Guido Mezzera

dal titolo

Caro amico ti scrivo

e altri racconti ascoltando Lucio Dalla

 

Regia di Guido Mezzera e Patrizia Bianchi

Giovedì 22 marzo 2018 - ore 21

Teatro “Mario Apollonio” – Piazza della Repubblica – Varese

La serata, a favore di AVSI, è stata preceduta da un’introduzione di Alberto Reggiori.

 

In scena quattro degli otto racconti contenuti nell’omonimo volume di Guido Mezzera “CARO AMICO TI SCRIVO” ispirati dai brani musicali di Lucio Dalla:

«Storie d’amore e d’affetto»,

che prende spunto dal brano “4 marzo 1943”;

«Uno spiraglio d’amore»,

che prende spunto dal brano “La casa in riva al mare”;

«Te voglio bene assaje»,

che prende spunto dal brano “Caruso”;

«Caro amico ti scrivo»,

che prende spunto dal brano “L’anno che verrà”.

In scena l'autore, Guido Mezzera, a raccontare le quattro storie con il contributo di commenti musicali che interrompono o sottolineano la narrazione. Ciò che caratterizza e rende unico il contributo musicale di questo spettacolo è significato da due elementi complementari: il rispetto assoluto della melodia, del ritmo e dei tempi musicali originali, che vuole celebrare la bellezza e l’unicità di ciò che Lucio Dalla ha composto e cantato; la peculiarità dell’interpretazione dei musicisti che, mantenendo tale rispetto, eseguono i brani utilizzando voci e strumenti anche differenti da quelli soliti.

Di grande qualità artistica e di grande effetto sono le immagini che accompagnano la recitazione dei quattro testi letterari.

Si è voluto caratterizzare ciascuno di questi racconti con un contributo artistico differente, grazie alla collaborazione di due artisti con percorsi espressivi molto diversi, ma che hanno accettato di collaborare “mescolando” le proprie prerogative e le proprie peculiarità.

Pino Maggi, pittore dai colori decisi, che predilige dipingere in acrilico su tela, e Lorenzo Luini, artista e designer, che utilizza le infinite combinazioni di forme e colori che il mondo digitale offre.




Lettera aperta dalle Monache siriane

 

Pubblichiamo di seguito la lettera pervenuta da un monastero della Siria. Di solito non intervengono e sono restie ad esporsi nei dibattiti pubblici, se lo hanno fatto è solo per amore alla verità e per cercare di mettere un argine alla menzogna imperante. Non è giusto che debbano essere loro a difendersi, questa lettera dovrebbe farci riflettere tutti molto seriamente, perché non è a tema solo la Siria, ma noi stessi, il nostro sistema democratico la nostra coscienza.

 

Chiamare le cose

con il loro nome,

è questo l’inizio

della pace

 

Quando taceranno le armi? E quando tacerà tanto giornalismo di parte?

Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra.

Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti, lanciati dal Goutha, 90 missili sulla parte governativa della città. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini, la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi, bambini che non riescono a dormire la notte, per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono anche questi bambini degni della nostra attenzione?

Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perché solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano), ci si indigna per la ferocia della guerra?

Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo. Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende.

A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove – occorre ricordarlo? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa, approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli…

Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale?

La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non si può scandalizzarsi per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence... per non parlare dei mercenari lasciati deliberatamente entrare in Siria facendoli passare dai Paesi confinanti (tanti che poi sono diventati Isis, va ricordato all’Occidente, che almeno questa sigla sa cosa significa). Tacere sui Governi che da questa guerra hanno guadagnato e guadagnano. Basta vedere che fine hanno fatto i più importanti pozzi petroliferi siriani. Ma questo è solo un dettaglio, c’è molto più importante in gioco.

La guerra è brutta. Ma non siamo ancora arrivati alla meta, là dove il lupo e l’agnello dimoreranno insieme, e per chi è credente bisogna ricordare che la Chiesa non condanna la legittima difesa; e se anche non si augura certamente il ricorso alle armi e alla guerra, la fede non condanna chi difende la propria patria, la propria famiglia, neppure la propria vita. Si può scegliere la non-violenza, fino a morirne. Ma è una scelta personale, che può mettere in gioco solo la vita di chi la sceglie, non si può certo chiederlo ad una nazione intera, a un intero popolo.

Nessun uomo che abbia un minimo di umanità vera, può augurarsi la guerra. Ma oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione è contro ogni giustizia: troppo spesso è solo un modo per facilitare il compito di quanti vogliono depredare il Paese, fare strage del suo popolo, come accaduto in questi lunghi anni nei quali le tregue sono servite soprattutto per riarmare i ribelli, e i corridoi umanitari per far entrare nuove armi e nuovi mercenari… e come non ricordare quali atrocità sono accadute in questi anni nelle zone controllate dai jihadisti? violenze, esecuzioni sommarie, stupri… i racconti rilasciati da chi alla fine è riuscito a scappare ?

In queste settimane ci hanno fatto leggere un articolo veramente incredibile: tante parole per far passare in fondo una sola tesi, e cioè che tutte le Chiese di Oriente sono solo serve del potere…per convenienza… Qualche bella frase ad effetto, tipo la riverenza di Vescovi e Cristiani verso il Satrapo Siriano…un modo per delegittimare qualunque appello della Chiesa siriana che faccia intravedere l’altro lato della medaglia, quello di cui non si parla.

Aldilà di ogni inutile difesa e polemica, facciamo un ragionamento semplice, a partire da una considerazione. E cioè che Cristo – che conosce bene il cuore dell’uomo, e cioè sa che il bene e il male coabitano in ciascuno di noi, vuole che i suoi siano lievito nella pasta, cioè quella presenza che a poco a poco, dall’interno, fa crescere una situazione e la orienta verso la verità e il bene. La sostiene dove è da sostenere, la cambia dove è da cambiare. Con coraggio, senza doppiezze, ma dall’interno. Gesù non ha assecondato i figli del tuono, che invocavano un fuoco di punizione.

Certo che la corruzione c’è nella politica siriana (come in tutti i Paesi del mondo) e c’è il peccato nella Chiesa (come in tutte le Chiese, come tante volte il Papa ha lamentato).

Ma, appellandoci al buon senso di tutti, anche non credenti: qual è l’alternativa reale che l’Occidente invoca per la Siria? Lo Stato islamico, la sharia? Questo in nome della libertà e la democrazia del popolo siriano? Ma non fateci ridere, anzi, non fateci piangere…

Ma se pensate che in ogni caso non sia mai lecito scendere a compromessi, allora per coerenza vi ricordiamo, solo per fare un piccolo esempio, che non potreste fare benzina 'senza compromessi coi poteri forti', dato che la maggior parte delle compagnie ha comprato petrolio a basso costo dall’Isis, attraverso il ponte della Turchia: così quando percorrete qualche chilometro in auto, lo fate anche grazie alla morte di qualcuno a cui questo petrolio è stato rubato, consumando il gasolio che doveva scaldare la casa di qualche bambino in Siria..

Se proprio volete portare la democrazia nel mondo, assicuratevi della vostra libertà dalle satrapie dell’Occidente, e preoccupatevi della vostra coerenza, prima di intervenire su quella degli altri...

Non ultimo, non si può non dire che dovrebbe suscitare almeno qualche sospetto il fatto che se un cristiano o un musulmano denuncia le atrocità dei gruppi jihadisti è fatto passare sotto silenzio, non trova che una rara eco mediatica, per rivoli marginali, mentre chi critica il governo siriano guadagna le prime pagine dei grandi media... Qualcuno ricorda forse l’intervista o un intervento di un Vescovo siriano su qualche giornale importante dell’Occidente? Si può non essere d’accordo, evidentemente, ma una vera informazione suppone differenti punti di vista.

Del resto, chi parla di una interessata riverenza della Chiesa siriana verso il presidente Assad come di una difesa degli interessi miopi dei cristiani, dimostra di non conoscere la Siria, perché in questa terra cristiani e musulmani vivono insieme. È stata solo questa guerra a ferire in molte parti la convivenza, ma nelle zone messe in sicurezza dall’esercito (a differenza di quelle controllate dagli 'altri') si vive ancora insieme. Con profonde ferite da ricucire, oggi purtroppo anche con molta fatica a perdonare, ma comunque insieme. E il bene è il bene per tutti: ne sono testimonianza le tante opere di carità, soccorso, sviluppo gestite da cristiani e musulmani insieme.

Certo, questo lo sa chi qui ci vive, pur in mezzo a tante contraddizioni, non chi scrive da dietro una scrivania, con tanti stereotipi di opposizione tra cristiani e musulmani.

“Liberaci Signore dalla guerra…e liberaci dalla mala stampa…”.

Con tutto il rispetto per i giornalisti che cercano davvero di comprendere le situazioni, ed informarci veramente. Ma non saranno certo loro ad aversene a male per quanto scriviamo…

 

 

Le sorelle Trappiste in Siria

4 marzo 2018




Concerto in memoria di Lino Conti

 

Si è svolto un concerto

per ricordare i sei anni dalla scomparsa di Lino Conti   con il

 

Trio des Alpes

 

Venerdì 9 febbraio 2018

ore 21.00 - TEATRO SANTUCCIO

Via Sacco 10 — Varese.

Ingresso libero

 

In programma, musiche di

Antonín Dvorák

Dmitrij Šostakovic

 

Il Trio des Alpes, una formazione italo-svizzera attiva dal 2011 è composto da Corrado Greco (pianoforte), Mirjam Tschopp (violino) e Claude Hauri (violoncello). Ulteriori notizie sul Trio des Alpes possono essere trovate qui.

 

 




La Città, ancora dimora per l'uomo?

 

Nell’ambito del lavoro delle comunità cristiane varesine, a partire dalla Lettera alla Città presentata lo scorso maggio, è avvenuto l’incontro:

 

La Città,

ancora dimora per l’uomo?

 

Venerdì 2 febbraio alle ore 21 presso

il Salone Estense del Comune di Varese

Via Luigi Sacco 3 — Varese.

Per ascoltare la registrazione audio della serata, vedere più sotto.

Sono intervenuti:

Ferruccio De Bortoli

editorialista del Corriere della Sera

e il professor

Silvano Petrosino

filosofo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Moderatore:

Enrico Castelli 

Vicedirettore TGR - RAI

 

La Lettera alla Città era emersa dal confronto all’interno delle comunità cristiane, nelle loro varie componenti: parrocchie, associazioni e movimenti del Decanato di Varese. Continua così a prendere forma operativamente l’invito, rivolto dall’Arcivescovo di Milano, Monsignor Delpini, nella sua prima lettera alla Diocesi, a progettare azioni concrete di dialogo ed interazione con la società civile, perché la presenza dei Cristiani porti nuovo impulso al dibattito sempre più urgente sul destino dell’uomo, nella complessità del mondo moderno.

 

Con il documento Lettera alla Città è stato delineato il percorso metodologico del dialogo, della ricerca di buone pratiche, della riflessione su ciò che cambia inevitabilmente nella città, ma anche su ciò che rappresenta un’opportunità inedita per fare dell’essere al mondo un’esperienza di buona vita. Nella serata del 2 febbraio si affronterà il tema della fede che può generare cultura, testimonianza, bellezza nei luoghi e nelle relazioni, attraverso la ricchezza di pensiero, le iniziative, i progetti di un contesto civico allargato e fuori da gruppi isolati ed aggregazioni autoreferenziali. L’intento è quello di rendere possibile un autentico laboratorio di pensiero capace di far dialogare linguaggi diversi e capace di realizzare un sereno, ma appassionato confronto sulle possibili risposte ai nuovi bisogni che la città esprime anche attraverso nuove forme di disagio.

 




Io, Pinocchio

 

l'Associazione Fiera di San Pancrazio di Vedano Olona propone la mostra

Io Pinocchio

Che si potrà visitare (ingresso libero) dal 28 gennaio al 4 febbraio 2018. Per gli orari e il luogo, vedere più sotto.

L’inaugurazione della mostra, con la partecipazione di

Franco Nembrini,

si è tenuta sabato 27 gennaio alle ore 20.45

presso il Cine-Teatro di Venegono Inferiore — Piazza Ss. Giacomo e Filippo — seguita da una visita guidata.

 

Realizzata in occasione della manifestazione “Meeting per l’Amicizia fra i popoli”, anno 2017, la mostra nasce con l’intento e il desiderio di proporre ai bambini un percorso nel quale possano rivivere una storia che racconti di un’eredità riguadagnata. Pinocchio porta con sé l’ipotesi della tradizione cristiana di essere figlio e solo nel momento in cui realizza pienamente quest’ultima, può riscoprirsi bambino. La fiaba non termina qui, a sua volta la Fata lascia a Pinocchio una nuova ipotesi: riconoscersi figlio per essere felice!

La mostra è stata pensata riprendendo le frasi di Collodi, per incentivare la lettura del testo originale e valorizzare una tradizione tutta italiana. Le illustrazioni vogliono rivolgersi a bambini di ogni età, per questo la scelta va su due illustratori con due sensibilità diverse. I commenti ad ogni pannello sono pensati per bambini che sappiano già leggere e per gli adulti che sono curiosi di incontrare Pinocchio, quello vero e vivo della fiaba di Collodi.

Una mostra dai testi e dalle illustrazioni semplici ma evocative, per trasportarci subito nel mondo fiabesco e rocambolesco di Collodi. Un Pinocchio vivo e bambino che ci svelerà che non c’è destino più bello dell’essere figli di un Padre che ci vuole felici.

La mostra sarà visitabile sino al 4 febbraio 2018

presso la Sala San Maurizio, piazza San Maurizio, Vedano Olona (Va)

con i seguenti orari:

Domenica 28 gennaio dalle ore 8.30 alle ore 19.00

Domenica 4 febbraio dalle ore 8.30 alle ore 19.00

Tutti gli altri giorni su richiesta: 335/5862219.

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